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La “Vergine orante” del Sassoferrato a Valvisciolo

All’interno del percorso espositivo del piccolo Museo dell’Abbazia di Valvisciolo (Galleria Abate Stanislao White), brilla per intensità e rigore formale un olio su tela del XVII secolo raffigurante la Madonna in preghiera (Vergine orante). L’opera, che ha vissuto dei significativi spostamenti tra i poli cistercensi di Casamari e Valvisciolo (tornata nel 2014 a Valvisciolo), rappresenta oggi uno dei tasselli più significativi del fondo storico dell’Abbazia.

L’Iconografia della Devozione

Il dipinto rientra pienamente nella fortunata produzione dell‘artista Giovan Battista Salvi, detto il Sassoferrato (1609-1685). Il Sassoferrato fu un pittore celebre per aver creato prototipi iconografici di immensa fortuna nel Seicento, caratterizzati da una purezza formale quasi neo-rinascimentale, lontana dai tormenti barocchi del suo tempo. Storicamente, il dipinto è stato infatti da subito attribuito direttamente al maestro, data l’altissima qualità esecutiva: la levigatezza dell’incarnato, la purezza del blu lapislazzuli del manto e la luce zenitale che modella il volto sono cifre stilistiche inconfondibili del Sassoferrato, che faceva della “pulizia” formale e della devozione raccolta il suo canone estetico.

  • Composizione: La Vergine è ritratta a mezzo busto, con le mani giunte e lo sguardo umilmente rivolto verso il basso.
  • Cromatismo: Il contrasto è netto. Il blu intenso del manto (tradizionalmente ottenuto con il prezioso lapislazzuli) si staglia contro uno sfondo scuro, quasi corvino, che proietta la figura verso l’osservatore.
  • Stile: La “dolcezza” dei lineamenti e la lucentezza dell’incarnato sono i marchi di fabbrica della scuola del Salvi, che cercava di trasmettere un senso di pace trascendentale e purezza dottrinale.
Sassoferrato, Vergine orante, dipinto 1640 – 1660, olio su tela

Le Peregrinazioni di un’Opera: Tra Casamari e Valvisciolo

La storia recente del dipinto è segnata da una “migrazione” che testimonia lo stretto legame tra le congregazioni cistercensi.

La collocazione originaria: Anticamente, l’opera non era concepita per un museo, ma per la preghiera liturgica. Si trovava infatti nella zona del presbiterio della Chiesa Abbaziale di Valvisciolo, dove fungeva da fulcro visivo per i monaci durante le ore dell’ufficio.

Il trasferimento a Casamari: Per ragioni di conservazione e centralizzazione del patrimonio, il quadro fu trasferito presso l’Abbazia di Casamari, entrando a far parte della prestigiosa collezione del loro museo.

Il ritorno e la musealizzazione: Nel 2014, grazie a una politica di valorizzazione del territorio e alla volontà di restituire all’Abbazia i suoi tesori, la tela è tornata a Valvisciolo. Per garantire standard di sicurezza e conservazione ottimali (luce controllata e microclima stabile), è stata collocata all’interno del Piccolo Museo dell’Abbazia, anziché tornare nella chiesa originaria, soggetta a maggiori sbalzi termici.

Valore Documentale e Tutela

Secondo le fonti della Soprintendenza e i cataloghi regionali (come l’Organizzazione Museale Regionale del Lazio), la tela è stata studiata e ammirata come uno degli esemplari più significativi della scuola marchigiana del Seicento.

Nota per i visitatori: Il dipinto misura circa 89×70 cm ed è inserito in una cornice dorata che ne esalta la luminosità, tipica della produzione secentesca di ispirazione raffaellesca.


Annotazioni storico critiche dalle fonti della soprintendenza quando il dipinto era a Casamari (CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1200707355):

Il dipinto è attribuibile a Giovan Battista Salvi, detto il Sassoferrato, pittore marchigiano attivo nel XVII secolo e morto a Roma nel 1685, noto per una folta produzione di Madonne di gusto arcaicizzante, molte delle quali esemplate su modelli perugineschi e raffaelleschi. A sostegno dell’attribuzione del dipinto al Sassoferrato, vale il ritrovamento di uno studio di Madonna uguale al dipinto di Casamari nell’iconografia, ma con le braccia più allargate e con lievi varianti nelle pieghe del vestito esistente nella collezione di disegni del Castello di Windsor (cfr. A. Blunt – L. Cooke, The roman drawings of the XVII and XVIII centuries, Londra 1960, cat. N. 877, tav. 31). La presenza del Sassoferrato è del resto accertata a Roma nel 1643, anno in cui esegue una Madonna per la principessa di Rossano (cfr. G. Vialetti, il Sassoferrato, Firenze 1911, p. 10). Inoltre il Galassi (Descrizione delle pitture di S. Pietro di Perugia, Perugia 1774) ricorda che nel 1643 il card. Francesco Barberini ebbe dal Sassoferraro una immagine di Madonna, simile alla “Madonna di Lys” della chiesa di S. Pietro a Perugia. Il cardinale Barberini era dal 1643 commendatario dell’abbazia di Casamari: potrebbe essere questa la Madonna dipinta per lui dal Sassoferrato nel 1643, anche se la relazione con la “Madonna di Lys” va però limitata al genere e alla comune derivazione da modelli perugineschi, essendo diversa nell’iconografia

Conclusione

Il ritorno della Madonna in preghiera non è solo un atto di giustizia archivistica, ma la riconquista di un simbolo. In quel volto sereno si specchia la storia di una comunità che, tra le mura di Valvisciolo, continua a custodire la bellezza come via verso l’assoluto. Ci sono inoltre altre opere importanti che aspettano di ritornare a Valvisciolo!

Sonia Testa – Guida e Accompagnatore Turistico  P.IVA: 02984160594

Operativa su: Abbazia di Valvisciolo, Cori, Norma, Abbazia di Fossanova, Bassiano e Provincia di Latina.