Il restauro della Chiesa di San Michele Arcangelo a Sermoneta ha restituito alla comunità e agli studiosi un tassello fondamentale del patrimonio artistico lepino: una grande Crocifissione situata nell’oratorio dei Battenti. Celata per secoli sotto ridipinture settecentesche e coperta nella parte centrale da una tela, l’opera è riemersa grazie a un meticoloso lavoro di pulitura che ha eliminato i depositi e i rifacimenti successivi, restituendoci la freschezza cromatica e la potenza espressiva del XVI secolo.

Un palinsesto di storia e devozione
L’affresco si presenta come una scena corale di grande impatto. Al centro, la figura del Cristo, il cui volto è stato liberato da pesanti ridipinture che ne appiattivano i tratti, rivelando una sofferenza composta e nobile. Ai lati, i due ladroni completano la simmetria del martirio. Inginocchiata ai piedi della croce vi è la Maddalena. Accanto vi è San Giovanni Evangelista mentre dall’altro lato vi è Maria, con gli occhi rossi dal pianto (gli occhi arrossati indicano un pianto prolungato, una sofferenza che dura da ore, dall’arresto alla salita al Calvario. Inoltre in molti testi devozionali del ‘500, si descriveva Maria che “piangeva lacrime di sangue”. L’artista potrebbe aver voluto citare visivamente questa tradizione. È un tocco di umanità profonda). In alto, nel cielo, sono visibili il Sole e la Luna, simboli dell’eclissi biblica e del valore universale del sacrificio. Sullo sfondo, al lato sinistro, si staglia una veduta di Gerusalemme, resa con una prospettiva che richiama la pittura del centro Italia del XVI secolo.
Nell’iconografia cristiana e nei testi apocrifi (in particolare nel Vangelo di Nicodemo), i due ladroni crocifissi ai lati di Gesù hanno nomi e destini ben precisi, che l’affresco di Sermoneta riflette nella loro posizione e attitudine:
Disma: il Buon Ladrone
Disma (o Dimas) è il “Buon Ladrone”, colui che si pente e a cui Gesù promette il Paradiso.
- Posizione: Si trova quasi sempre alla destra di Cristo (sinistra per chi guarda il dipinto).
- Nell’affresco di Sermoneta: È il ladrone sul lato dove si trova la Vergine Maria. Spesso viene raffigurato con un volto più sereno o rivolto verso Gesù in segno di preghiera o riconoscimento.
Gesta: il Cattivo Ladrone
Gesta è il ladrone che schernisce Cristo, morendo nel peccato.
- Posizione: Si trova alla sinistra di Cristo (destra per chi guarda).
- Nell’affresco di Sermoneta: È posizionato sul lato dove si trova San Giovanni. Tradizionalmente, la sua figura può apparire più contorta o con il volto rivolto altrove, a simboleggiare il rifiuto della salvezza.
La scelta di rappresentare i ladroni con tale realismo anatomico serviva a sottolineare il dramma umano della Crocifissione, rendendolo vicino ai fedeli che frequentavano l’oratorio. Disma rappresenta la speranza del perdono, un tema molto caro alle confraternite (come quella dei Battenti) che spesso gestivano questi luoghi e che facevano della penitenza il loro cardine.
Il Cristo-Pellicano: il sacrificio che nutre
Sulla sommità della Croce, in asse con il corpo di Cristo, emerge un dettaglio di raffinata valenza teologica: il pellicano mistico. L’artista sceglie di coronare la scena con questo antico simbolo eucaristico: l’uccello che si lacera il petto per nutrire i piccoli con il proprio sangue. Questo particolare non solo sottolinea la natura salvifica del sacrificio di Gesù, ma stabilisce un dialogo diretto con l’altare sottostante. In un luogo di culto legato alla Confraternita dei Battenti, dove la penitenza e l’identificazione con le piaghe di Cristo erano centrali, l’immagine del sangue che dona la vita assume una forza comunicativa straordinaria.
L’enigma del mais: un termine “post quem” per la datazione
Un dettaglio di straordinaria importanza, notato durante l’osservazione diretta della sottoscritta, è la presenza di una pianta di mais (granoturco) situata sul lato destro della composizione (sinistro per l’osservatore). Questo particolare, secondo la sottoscritta, non è meramente decorativo, ma rappresenta un vero e proprio indicatore cronologico e politico. Il mais, pianta del Nuovo Mondo, giunse in queste terre dopo il ritorno dall’esilio di Guglielmo Caetani a Mantova. Con la morte del papa Borgia e l’ascesa al soglio pontificio di Giulio II, Guglielmo rientrò in possesso del feudo di Sermoneta (1504/1505), portando con sé sementi e innovazioni. La presenza della pianta di mais nell’affresco suggerisce dunque che l’opera sia stata realizzata dopo il ritorno dei Caetani, agendo come una firma indiretta della committenza legata alla famiglia e alla rinascita del territorio dopo la parentesi borgiana.
Il ritratto nella sacra rappresentazione: Onorato III ?
L’analisi dei volti apre scenari affascinanti sulla personalizzazione del sacro. Il volto di San Giovanni Evangelista presenta tratti fisionomici molto caratterizzati, lontani dall’idealizzazione classica. La capigliatura fluente e la struttura del volto richiamano l’iconografia di Onorato III Caetani, padre di Guglielmo.

Paesaggio lepino
Lo sfondo dell’affresco non è un paesaggio generico. L’artista sembra aver operato uno “sfondamento” visivo della parete dell’oratorio, proiettando l’osservatore verso l’esterno. Il profilo montuoso richiama con forza la catena dei Monti Lepini, creando un legame indissolubile tra l’evento biblico e il luogo fisico in cui viene celebrato.

Conclusioni
Sulla base della cifra stilistica — che oscilla tra echi della scuola romana e influenze umbro-laziali — e degli indizi materiali come la pianta di mais, l’affresco si colloca stabilmente nella prima metà del XVI secolo. La qualità del tratto e la complessa simbologia legata ai Caetani rendono quest’opera non solo un capolavoro di devozione, ma un documento storico di primaria importanza per comprendere il legame tra arte, potere e territorio nel castrum di Sermoneta.
🔍 L’Occhio della Guida: Un “Pellicano” che sembra un Cigno?
Osservando la cima della Croce, noterete un uccello dal collo lungo e sinuoso che si morde il petto: è il pellicano mistico, simbolo del sacrificio eucaristico di Cristo. Ma perché non somiglia affatto al volatile che conosciamo oggi?
- Verità teologica vs Realismo: Nel XVI secolo, i pittori non avevano mai visto un vero pellicano. Si basavano sui bestiari medievali, che lo descrivevano come un uccello nobile e purissimo.
- Il modello del Cigno: Per rendere visivamente l’atto di “ripiegarsi su di sé” per nutrire i piccoli col proprio sangue, gli artisti presero in prestito l’eleganza del cigno. Il collo a “S” era perfetto per simboleggiare l’abbraccio del sacrificio senza apparire goffo.
- Un messaggio per l’anima: Non contava la precisione scientifica, ma il gesto: quel collo flessuoso serviva a guidare l’occhio del fedele verso il cuore dell’animale, esattamente come la Passione di Cristo doveva toccare il cuore di chi guardava l’affresco.
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